Quello che fa paura è il presente (sì ormai) … il passato ci opprime con i suoi mostri e il futuro ci terrorizza con le sue aspettative.

Il presente ci impedisce di parlare, di dire la cosa giusta, ci blocca la lingua, poi quando arrivano le parole giuste nella nostra testa è già troppo tardi.

Il presente ci fa innamorare perdutamente di una persona, anche se sappiamo non essere quella la persona giusta per noi.

È il presente che riteniamo colpevole di ogni male, guardando al passato come depositario di verità assolute e al futuro come un azzardo, un’estrazione impossibile con agognata sorpresa.

Allora l’unico modo possibile per rompere il meccanismo della paura è bloccare il presente, fissarlo in un momento, tale che non cambi più … sì un … antidoto.

Se per ventura o occasione concessa riusciamo a fissare il presente in un dato momento non avremo più paura.

(Così, dopo la festa di carnevale, ho deciso di cavalcare anche io, sono caduto, ho visto lei abbracciata a lui … a me rimanevano solo i miei libri. Ne scelsi uno … una commedia del 1921, mi piaceva tanto, la sentivo mia; e sono rimasto lì) [Abbiamo deciso noi, il continuo divenire , ormai fermo, non potrà farci più paura.]

Ed eccomi qua su questo bel cavallo dalla folta criniera: ho vinto io, ho vinto il presente, lo dico io Enrico IV.