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Il Verme Che Fece La Storia

 

Le prime notizie sul verme si hanno attorno al 20 ac. In un giovane diciassettenne figlio di una samaritana di nome Maltace e di un uomo chiamato dai suoi  "Il Grande" ; che morì a Gerico. Tetrarca per più di quarant'anni, il giovane divenne uomo, e da uomo fece quel che fece. Rubò la moglie al fratello e decapitò chi glielo rinfacciava; massacrò innocenti e si prese gioco di re a lui sconosciuti. Ma fù anche un buon costruttore. Sulle coste occidentali del lago Gennezaret fece erigere la città di Tiberiade. E sul litostrato attorno al suo tempio, vicino alla porta di Giaffa, esercitò il suo ristretto potere fino all'esilio in Gallia; quando il verme uscì dal suo corpo, e lui abbandonò questo mondo. Tra le braccia della spietata Erodiade; quella che una volta fù moglie di suo fratello Filippo.

Poi il verme scomparve. Nuotò nel fango dell'umanità e si nascose tra le crepe della terra. Risalì correnti ed attraversò mari. Inluenzando uomini che non furono in grado di sopravvivere alla distruzione che a volte inghiotte interi pezzi di storia. Fino a ricomparire, dopo quasi un secolo e mezzo, in una città chiamata Valladolid. Ispirando le azioni di un uomo emaciato e gli occhi infossati che veniva chiamato "Leggenda nera". Un priore domenicano confessore di re cattolici; i quali non sapevano di sussurrare i loro peccati direttamente al verme... Per quindi anni, fanatico e sadico, fece torturare ed uccidere tutti gli ebrei (marranos) e mussulmani (moriscos) sospettati di falsa conversione al suo povero dio; trasformando la penisola natia in un luogo di terrore. Popolato da fantasmi di carta rilegata e streghe da bruciare vive. Alla ricerca di qualcosa che, come aveva scritto in un corsivo di bile su uno dei suoi trattati, chiamava "limpieza de sangre". Quindi, agli albori della moderna ossessione raziale, vennero alla ribalta strumenti di morte fino ad allora inediti; ruote dentate, funi che disarticolavano le membra, tenaglie arroventate... Tra le fiaccole di quegli scantinati gli ingenieri del dolore vissero uno dei loro più fulgidi periodi. Anche in quel caso il popolo ebreo venne scacciato. Poi un giorno anche questo "ospite" morì; e il verme, ingrassato da tutto quell'odio, riprese il suo pellegrinare da un paesino chiamato Avila.

Ricomparve più di quattrocento anni dopo. Questa volta nel piccolo villaggio di Shaoshan. Tra una normale famiglia di coltivatori agricoli. Inghiottito insieme al riso di una ciotola da un ragazzo che si lavava poco ma che era destinato ad essere chiamato dal proprio popolo il "quattro volte grande", o il "sole rosso immezzo ai cuori". Un amante dei libri, di venere e dei barbiturici, che riuscì ad arrivare alla guida del grande partito nazionale. Ma il verme si agitava dentro di lui. Distrusse anche antichi monumenti. Lui lo calmava nuotando. Poi un giorno gli sembrò di aver avuto una grande idea! Si... Avrebbe fatto compiere al suo popolo un "Grande Balzo", una rivoluzione culturale tale da trasformare i contadini in operai. Qualcosa che lo avrebbe proiettato ancor di più nella storia. Ma i suggerimenti del parassita come al solito si rivelarono subdoli, e quel povero popolo si ritrovò a mangiare foglie e cortecce cadendo a milioni. Prima di morire l'uomo visitò le due estremità visibili del verme: l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti d'America. Poi non potè più leggere e nuotare, ma fu in quel caso che il verme fu catturato. E studiato, compreso... Era il 1976.

Attraverso processi bio-chimici che sarebbe troppo complicato cercare di spiegare qui, purtoppo si riuscì a provare l'effettiva (e malvagia) influenza di quel bozzolo pulsante solo nel caso di queste tre grandi personalità. Per il resto si trattava di gente in cui il verme era si entrato, ma senza tenere conto delle scarse capacità di quelli. Trasformandoli il più delle volte in prepotenti locali o spietati delinquenti le cui notizie, a macchia di leopardo, imbrattano tuttora la storia. (Vlad III? Papa Borgia? Rasputin? Probabilmente vermizzati ma...) Ma ora il verme era nelle nostre mani. E potevamo decidere noi da quale corpo farlo ospitare... Sopratutto... a contatto con quale cervello!

Amburgo. L'anno dopo. Horst era in piedi. Il petto gonfiato dall'orgoglio. Sua moglie Herlind teneva l'altra mano di Dorothea. Erano così fieri della loro piccola! A soli ventitrè anni era stata scelta per una cosa così grande, così enorme! E quegli uomini incappucciati erano sicuri che loro figlia era la persona più adatta a sopportare quella condizione di assoluto potere. Di ambizioni esaudite allo schiocco di dita. Oh... cosa avevano mai generato! Vennero fatti allontanare. La ragazza si inginocchiò su di un cuscino di raso purpureo. La testa china, gli occhi bassi. Il Gran Cerimoniere fece il suo ingresso. Portava con sè una teca dagli angolari d'oro entro la quale il verme immondo pulsava come percorso da onde interne. Bianco e lucido. Fù prelevato nonostante le sue viscide contorsioni. Era rigonfio d'odio e ambizione. Poi furono pronunciate formule, furono compiuti antichi gesti e furono offerti sacrifici. Infine alla ragazza dagli occhi azzurri fù ordinato di alzare lo sguardo. Poi di aprire la bocca. Poi di inghiottire.

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In ordine di apparizione: Erode Antipa, Tomas De Torquemada, Mao-Tze Tung, Angela M.

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