Mezza luna di mezza notte, in questo letto a metà, che non sa più di me, con le lenzuola senza sonno, spose vergini di una lunga veglia di una mezza vita in questa stupenda, meravigliosa ed inutile mezza via per contrastare la vertigine di scoprirsi nudi ed avvolti in queste piccole illusioni di mezza estate.

E chiedersi dove è finita quella mezza luce che mi inclinava il viso, come un bricco di latte caldo a colazione, quella smorfia che diventava sorriso, quegli occhi che diventavano carbone al sole, quel fuoco che ardeva nel camino dell'attesa, quei riccioli sul divano, arsi di sale, quadro antico di quella pelle dorata, liscia come le ciglia di un dormiente.

Arsura di mezzogiorno, lingua secca di chi non ha più parlato, mani che non hanno più cercato tra le pagine dell'entusiasmo, quelle corde di chitarra acute e dolorose, spina dorsale che non si è più inarcata, serratura tra le mie scapole di quelle emozioni fuggitive senza futuro.
Mezza libertà , solo quella di pronunciarla con le mani in tasca e gli occhi sui campi, oltre le pareti della morale, sotto gli alberi dell'infanzia, di quando le parole facevano un po' meno male.

Ed è mezzanotte e sento tutto.

Mezza tazza di caffé, porta via tutta la verità , almeno smetterò di cercarla sotto il letto, portami un sorso di quello che pensi oggi, potrei smettere di essere me,  dimmi che non è solo questione di tempo, è il tempismo il grande tiranno, spegni la luce, forse smetterò di essere solo una metà  di me.

E era mezzanotte e non sentivo più nulla.