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... della morte di dio...

 

... dio è morto! dio resta morto! e noi lo abbiamo ucciso!... nell'annuncio del folle [f.w. nietzsche, la gaia scienza] si cela il paradosso della consapevolezza che non è più possibile proporre la vecchia immagine di dio a cui la metafisica e la teologia ci hanno abituato... è un dio che non c'è più, ma allo stesso tempo la sua assenza non è per nulla un fatto tranquillo perché l'uomo sente nel suo profondo la nostalgia di ciò che ha perduto...

nietzsche ha operato lo smascheramento di ogni attività  umana che la morale impregna di sé: dalle abitudini quotidiane alla metafisica, dall'educazione all'etica fino all'arte e alla scienza, non ultime alla politica e alla religione... i valori universali hanno la loro genesi negli istinti, nei bisogni, nei desideri e nelle paure dell'uomo: ogni pretesa di assoluto si dissolve nel momento in cui si constata che ogni forma assunta dalla verità  ha un'origine solo umana...

il proclama della morte di dio è a prescindere dalla sua stessa esistenza: è l'uomo religioso che muore, nel momento in cui riesce a sotterrare quando di più sacro è riuscito a creare ovvero le grandi illusioni ovvero, il platonismo, il cristianesimo e infine il mito illuminista del progresso e del socialismo che sono tutte forme della finzione, l'esorcismo umano per superare la paura della morte...

ma «l'annuncio della fine di dio è stato tanto più tonitruante quanto più era falso», è stato «un gadget ontologico consunstanziale a un ventesimo secolo che vedeva la morte dovunque» [m. onfray]... dopo la sua uccisione, dio muore e risuscita - dopo tre giorni, sic! -, risolvendo la sua morte in un'aporia, nel momento in cui la negazione di ogni certezza metafisica, di fatto rende questa negazione come unica certezza...

l'ultimo dio sparirà con l'ultimo uomo... jahve, allah e i loro simili moriranno con l'ultimo rappresentante della specie dell'homo religiosus, e si porteranno dietro le domande irrisolte sul senso della vita, sull'origine dell'universo, sulla morale che continuano ad assillare l'uomo... dio sparirà  quando l'uomo sarà  capace di addomesticare il niente, e sarà  capace di compiere questo progresso ontologico solo quando accetterà  la propria essenza...

l'uomo proietta sul piano del linguaggio i suoi limiti ed esprime il suo desiderio di infinito che attribuisce al nome «dio», in maniera particolare il desiderio di immortalità ... liberato da ogni attributo, del dio originale all'uomo non resta che il solo nome: perché il divino oltrepassa i limiti del nostro pensiero, «il linguaggio è tutto, tranne che dio... tutto ciò che siamo in grado di nominare non è lui: possediamo uno strumento per definire tutto l'universo a eccezione di dio, perché egli è indefinibile e totalmente al di fuori del linguaggio, dei numeri. non possiamo nominarlo e dunque non possiamo vederlo... siamo incapaci di definirlo» [a. jodorowsky]...

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