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9 marzo 2014. 20 anni dalla morte di Charles Bukowski


20 anni fa moriva Charles Bukowski, uno dei grandi narratori americani.


Lapide sulla tomba di Charles Bukowski9 marzo 1994, 9 marzo 2014. 20 anni fa moriva Charles Bukowski. Lo scrittore era nato nel 1920 in Germania. A soli due anni era stato portato in Germania dai genitori. Il suo funerale è stato descritto dal nostro amico comune (io lo conosco da quasi un anno) Gerald Locklin.

Pensavo che per Bukowski, cui ho dedicato anni e anni della mia vita, lunghe sessioni di studio e persino la mia tesi di laurea specialistica in Letteratura Americana, avrei scritto un lungo e interessante articolo.

Un lungo articolo per spiegare come alla fin fine Bukowski sia presentato in Italia – dagli editori – come un pornografo.
Bukowski non lo era, non era un barbone, non era un fannullone. Era, invece, un grande narratore che ha saputo dare voce, nei suoi romanzi, nei suoi racconti, nelle sue poesie, ai diseredati, ai poveri, alle prostitute, ai disoccupati, agli alcolizzati e a tutti coloro i quali vivono ai margini di una società – descritta con ironia e sarcasmo per i modelli che si è data: lavoro fisso, famiglia, regole morali. Il tutto affrontando la scrittura nella prospettiva del Dirty Realism di cui è l'iniziatore indiscusso.

Bukowski ha sempre cercato uno stile di scrittura semplice: dire le cose in modo chiaro e comprensibile senza troppi fronzoli e senza inutili giri di parole. Raccontava, spesso, di piccoli eventi partendo dalla terza persona per concludere in prima trasformandosi nell'attore dell'azione che stava narrando concludendo la narrazione con la potenza delle immagini che crea.

Non è stato un autore autobiografico. Il suo era autobiografismo: era stato per anni, come ha raccontato in alcune interviste, una specie di registratore di quanto gli accadeva intorno. Solo a 35 anni cominciò a scrivere e a “morire di fame” per la propria arte. Questo suo “Starve” era in realtà parte del suo personaggio: di fame, Bukowski, non morì mai. Aveva ereditato dai genitori una discreta somma di denaro, aveva due vestiti completi con giacca e cravatta e li teneva sempre puliti.

Ci sono cose di Bukowski che i suoi lettori non sanno tanto da confondere, come spesso accade, l'autore implicito con quello reale. Spesso le stesse intenzioni dei suoi lettori sono state trasformate in quelle dell'autore: atto, questo, ingiustificato e non accettabile per chi si occupa di critica.
Bukowski è stato, prima di essere un grande scrittore, un grandissimo lettore. Ha divorato le opere di decine e decine di autori assimilandole talmente bene da riproporne, spesso, i contenuti aggiornandoli alle sue esperienze di vita.

A breve presenterò un nuovo libro su Bukowski che sto ultimando e lo farò qui su Words on Mud.

Per quanto concerne il lungo articolo dedicato a Bukowski, ho deciso di non scriverlo. A breve smetterò di scrivere, accenderò un sigaro e lo fumerò sorseggiando una birra alla sua memoria e alle sue short stories.

Gabriele B. Fallica








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